Superando – Lavoro: qualche segnale positivo, ma l’emergenza rimane

Lavoro: qualche segnale positivo, ma l’emergenza rimane

di Simone Fantiimage001

 

Se infatti va considerato certamente come positivo il recente provvedimento che ha di fatto sbloccato le assunzioni delle persone con disabilità nella Pubblica Amministrazione, così come le risorse in più per l’inserimento lavorativo, promesse dal ministro Giovannini, i dati parlano chiaro e fotografano, in àmbito di lavoro delle persone con disabilità, una situazione sempre assai negativa

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Che sia un atto di buona volontà o che sia una pezza che copre un errore precedente poco importa. Il Decreto Legge in materia di Razionalizzazione nella Pubblica Amministrazione, in vigore dal 1° di settembre di quest’anno, contiene una deroga al divieto di nuove assunzioni per le Amministrazioni con personale in eccedenza. Di fatto la norma (articolo 7, commi 6 e 7[se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.], proposta dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini, riapre le porte lavorative della Pubblica Amministrazione alle categorie più “deboli”.

Una boccata di ossigeno nell’asfittico mercato del lavoro che si affianca allo stanziamento – promesso – di 32 milioni di risorse in più per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. «In occasione del Decreto Lavoro – ha spiegato in tal senso lo stesso ministro Giovannini in luglio, durante la giornata conclusiva della Conferenza Nazionale sulla Disabilità di Bologna – possiamo aumentare da 2 a 12 milioni quest’anno e a 22 milioni l’anno prossimo il fondo per le assunzioni dei disabili».

Segnali positivi, ma anche obbligati. Infatti, dopo il recepimento da parte dello Stato italiano della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il lavoro è diventato un diritto anche per chi vive con disabilità. «Si tratta di una rivoluzione copernicana che impone allo Stato una serie di passaggi – spiega Pietro Checcucci, ricercatore dell’ISFOL, l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, ovvero un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – per porre degli aggiustamenti agli squilibri del mercato del lavoro, facilitando l’ingresso di persone con disabilità».

A luglio, va ricordato, è arrivata anche la bocciatura dell’Europa: «L’Italia non ha fatto abbastanza per abbattere le barriere, fisiche, normative e psicologiche, per consentire l’ingresso alle persone con disabilità nei normali percorsi lavorativi». Ma basteranno gli interventi di cui si è detto?

Ecco i numeri presentati dall’ISFOL al Parlamento nella Sesta Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.], per il biennio 2010-2011 (gli ultimi anni disponibili): nel periodo di riferimento sono state avviate al lavoro 22.023 persone con disabilità, ma gli iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro sono circa 644.000 (circa la meta nel Sud), di cui quasi 65.800 nuovi. Le donne, pur essendo il 48% del totale, hanno meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro: ogni 10 assunzioni, infatti, 6 sono maschili e 4 al femminile. Interessante notare che risultano anche 11.600 immigrati con disabilità (erano 7023 nel 2008) e che sono concentrati nelle aree del Nord Ovest e del Nord Est. Solo 693 hanno trovato un posto (di questo si legga 2013/08/21/quei-migranti-con-disabilita/ anche in queste stesse pagine).

Che qualcosa non vada è evidente, ma se qualcuno ancora dubitasse, ecco qualche dato del Programma d’Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità: «Nel comparto privato, sulla quota di riserva di 228.709, risultavano 48.375 posti disponibili nel 2010 e sulla quota di riserva di 143.532 risultavano 28.784 posti disponibili nel 2011». Né va meglio nel settore pubblico, dove «erano 74.741 i posti riservati nel 2010, che sono scesi a 34.165 nel 2011. A diminuzione della quota di riserva di quasi 40.576 posti, è corrisposto un numero di scoperture proporzionale: 13.863 posti disponibili nel 2010 e 8.591 nel 2011».

Quello del tasso di scopertura è un altro dato che sorprende. «Il 21% delle richieste – spiega Checcucci – rimane senza risposta e inevaso. Talvolta per un difetto nella procedura di matching, ovvero di confronto tra domanda e offerta, altre volte perché alcune aziende, per non ottemperare agli obblighi di legge e non pagare la relativa sanzione, lasciano richieste con caratteristiche tali da non trovare un corrispettivo profilo».

Se poi il privato preferisce pagare l’ammenda, il pubblico non è da meglio. «Secondo i dati di cui disponiamo – sottolinea infatti Claudio Soldà, segretario generale della Fondazione Adecco per le Pari Opportunità – il settore pubblico inserisce solo un lavoratore su sette che avrebbero diritto, se venisse applicata alla lettera la Legge 68/99. La deroga di questi giorni e l’incremento dei fondi sono due segnali importanti, ma forse più frutto dell’azione di lobby delle associazioni che non di una seria valutazione politica. Recentemente la Spagna ha introdotto una legge che potremmo valutare anche da noi, una sorta dioutplacement [branca della consulenza nell’ambito delle risorse umane, che si occupa di accompagnare le persone in uscita da un’azienda nella ricerca di nuove opportunità professionali, N.d.R.] sponsorizzato delle persone con disabilità».

In pratica, l’azienda che non può o non vuole rispettare le norme in fatto di assunzione di disabili, può girare il corrispettivo delle posizioni che dovrebbe coprire a un’altra società, che di solito opera nel non profit e che si impegna con quel denaro ad assumere una persona con disabilità. «I risultati – conferma Soldà – si sono visti. Nonostante la crisi, infatti, sono state inserite in Spagna molte più persone rispetto al periodo precedente».

Il presente testo, qui riproposto con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Lavoro: il pubblico riapre le porte, ma l’emergenza rimane”. Viene qui ripreso per gentile concessione dell’Autore e del blog.

5 settembre 2013

Schermata

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