Redattore Sociale – Salute mentale e gruppi appartamento

Salute mentale, nei gruppi appartamento il 98% dei pazienti vive meglio

Maone (Comunità Psichiatrica Sabrata): “Successo nella quasi totalità dei casi e la spesa pubblica passa da 3000 euro a 350 euro al mese”.

10 ottobre 2013

ROMA  – Il sistema abitativo del gruppo-appartamento o “co-housing”, con assistenza domiciliare solo alcune ore alla settimana in base alla gravità della patologia, è un’alternativa alle strutture psichiatriche con assistenza h 24, che potrebbe far stare meglio circa l’80% dei pazienti e comporta un notevole risparmio nella spesa pubblica. Lo afferma il dottor Antonio Maone, psichiatra responsabile della Comunità Terapeutica Sabrata di Roma, che negli ultimi 10 anni ha avviato progetti di gruppi- appartamento per quasi 30 persone dopo il percorso in comunità. Mettendo a confronto il costo di un distretto sanitario che ha realizzato progetti di co-housing per i propri pazienti, e quello di un distretto che non lo ha fatto, Maone ha calcolato che la spesa pubblica media di una persona che vive in gruppo-appartamento è di circa 350 euro al mese, mentre quella necessaria per un paziente ospite di strutture residenziali psichiatriche si aggira intorno ai 3.000 euro (da 1.500 a 6.000 a seconda dei casi). L’esperienza ha avuto successo “nel 98% dei casi”, afferma Maone, poichè solo uno dei 27 pazienti coinvolti dal 2003 ad oggi non ha potuto proseguire l’esperienza in co-housing ed è tornato in una struttura con assistenza h24.

 

Si tratta di una soluzione abitativa per gli utenti di salute mentale il cui sviluppo è stato auspicato dalla relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale approvata lo scorso 30 gennaio. La relazione dà un giudizio negativo sulle strutture psichiatriche, definite “molto onerose dal punto di vista economico sul bilancio complessivo dei Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm) e non-efficienti in termini di esito”, in quanto caratterizzate da “scarsa consistenza di interventi realmente socio-riabilitativi di reintegro del paziente nel contesto territoriale di vita”, mentre “le esperienze di gruppi-appartamento in mutuo-aiuto, risultano più funzionali dove esiste anche un sostegno da parte dei Csm (Centri di Salute Mentale)”.

Tuttavia le esperienze di gruppi appartamento sono oggi legate all’iniziativa di singoli medici e Centri di Salute Mentale, e “non così comuni”, come ha rilevato la Commissione d’Inchiesta sul Ssn. “Circa l’80% delle persone che hanno fatto un percorso in comunità psichiatrica arrivano a una condizione in cui non hanno più bisogno di soluzioni istituzionali come le strutture residenziali h24, eppure generalmente continuano a vivere con questo livello di assistenza per il fatto che non esistono concrete alternative”, afferma Maone. Marco D’Alema, direttore dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Ciampino e presidente dell’Airsam (Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale), sottolinea come il gruppo appartamento porti anche benefici terapeutici in termini di autonomia, assenti nelle strutture psichiatriche perché gli ospiti “hanno atteggiamento più passivo e si disabituano a pensare che possono risolvere un problema con capacità proprie”. Cosa che invece avviene nei gruppi-appartamento “in cui la persona che risiede è più valorizzata”.

Un approfondimento su questo tema è contenuto nell’articolo “L’appartamento Romano” pubblicato sul numero di ottobre della rivista Altreconomia

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