Convegno 14 Maggio “Quali interventi per la salute mentale: dalla centralità della persona alla centralità del protocollo? Riflessioni e proposte”

Oggetto: Convegno 14 Maggio “Quali interventi per la salute mentale: dalla centralità della persona alla centralità del protocollo? Riflessioni e proposte”

 

Carissimi, vi invio il programma del Convegno “Quali interventi per la salute mentale: dalla centralità della persona alla centralità del protocollo? Riflessioni e proposte”

che si terrà il 14 Maggio p.v. presso l’Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia via Pietro Cossa 40 Roma (Piazza Cavour).

 

Cari saluti

 

Caterina Ciampa

CESV

Via Liberiana 17

00185 Roma

06-491340

 

Brochure A4 – Convegno salute mentale_20160514

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Un affettuoso saluto

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Centri Salute Mentale inefficienti: passivi al 73% delle emergenze

Centri Salute Mentale inefficienti: passivi al 73% delle emergenze

A denunciare i CSM il Dipartimento di Salute Mentale di Trento

 

Schermata

Una madre è disperata. Il figlio non mangia da giorni ed è chiuso in camera sua. Non risponde, non parla, si comporta in modo improvvisamente strano. Durante la notte lo sente parlare a voce alta come se stesse dialogando con qualcuno. La madre non sa che fare, è molto preoccupata e decide di rivolgersi a un Centro di Salute Mentale. Telefona e l’operatore di turno non sa che dirle. Il più delle volte le consiglia di portare il figlio dal medico curante, direttamente al CSM o al Pronto Soccorso, altre volte suggerisce di chiamare addirittura il 112 o il 113. In una telefonata che nel 53% dei casi risolve in meno di 5 minuti.

Questo il risultato sconcertante di una ricerca effettuata dal direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Provincia di Trento – nonché referente nazionale del movimento “Le Parole ritrovate” – Renzo De Stefani, che ha condotto l’indagine ‘buone pratiche’ telefonando 51 CSM nel marzo 2016. Dai risultati si evince tristemente che nel 73% dei casi gli operatori e le operatrici al centralino per i CSM – Centri di Salute Mentale – conducono un’azione passiva nei confronti di un’emergenza. Una realtà oltre i confini dell’umanità, dove chi può e deve fare qualcosa invece se ne lava le mani. Soltanto nel 27% dei casi, infatti, l’operatore di turno conduce un’azione attiva nei confronti dell’emergenza: per azione attiva si intende disponibilità ad un colloquio con i genitori al CSM, disponibilità a parlare telefonicamente con il figlio o disponibilità ad effettuare una visita domiciliare.

“Come si ricava chiaramente dalle risposte fornite – afferma il dott. De Stefani – la maggior parte dei CSM, che devono essere il punto di riferimento per tutte le richieste che riguardano situazioni di crisi di un territorio, si sottraggono a interventi attivi nascondendosi dietro rifiuti di vario genere, di cui alcuni davvero incredibili per non dire peggio. Alcuni hanno addirittura consigliato alla madre di chiamare il 112 o il 113: questo non fa onore a quello che in tanti vorremmo vedere fare dai servizi di salute mentale italiana”.Un servizio importante, come quello che dovrebbe essere svolto, dato in pasto alla superficialità e alla negligenza. Di chi non ha né la sensibilità per fare questo mestiere, né la voglia di lavorare.spazio disponibile

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Una nuova legge per la salute mentale.

Ricordo a tutti l’incontro di domani

 

 

 

da HealthDesk.it

 

LA PROPOSTA

Una nuova legge per la salute mentale. Più accogliente, più giusta

redazione, 5 Aprile 2016 11:32

Rendere i servizi di salute mentali luoghi più caldi e accoglienti. Valorizzare l’esperienza di utenti e familiari. Offrire a chi soffre di disagio psichico, a partire dalla crisi, un sostegno pronto, adeguato e dignitoso. Ridurre i ricoveri in quelle strutture residenziali che assomigliano spesso ai vecchi manicomi.

Sono questi alcuni propositi contenuti nella proposta di legge 2233, firmata da un gruppo di parlamentari di Partito Democratico e Scelta Civica che verrà illustrata in un incontro di presentazione aperto al  pubblico il 7 aprile prossimo alla Camera dei Deputati. Con il titolo “L’Italia che cambia. Una nuova legge per la salute mentale più accogliente, più giusta” il convegno sarà l’occasione per riflettere sul tema della salute mentale e presentare il nuovo provvedimento.

A distanza di 38 anni nasce l’esigenza di proseguire il percorso della  Legge Basaglia colmando però le lacune di un servizio che non è stato all’altezza delle aspettative e che hanno impedito alla famosa legge 180 di diventare qualcosa di più di una rivoluzionaria dichiarazione di intenti.

«L’altro aspetto fondamentale della Legge Basaglia – dicono i firmatari della nuova proposta di legge – che prevedeva la cura dei pazienti sul territorio, è stato applicato a macchia di leopardo. Senza una strategia unitaria. Con evidenti differenze da città a città, da provincia a provincia, da regione a regione. È proprio qui che vuole incidere la nuova proposta di legge, facendo in modo che tutti i Servizi di salute mentale forniscano cure dignitose».

In dettaglio, la proposta di legge, nata come proposta di d’iniziativa popolare promossa dall’associazione Le Parole Ritrovate, contiene alcuni punti chiave per riformare i servizi di salute mentale.

Si parte dagli Utenti e Familiari Esperti (Ufe), figure nate all’interno del Servizio di salute mentale di Trento, ma diffuse attualmente in altre zone d’Italia e in alcuni paesi esteri. Sono riconosciuti e retribuiti, hanno un ruolo specifico al fianco di medici e operatori e possono dare accoglienza e sostegno ai pazienti  sin dalla prima accoglienza. Inoltre la legge prevede una serie di interventi, tra cui la condivisione tra utenti e familiari dei “patti di cura” e l’istituzione di una figura di un Garante a fare da mediatore imparziale. E poi, l’organizzazione di soluzioni abitative che puntino sull’autonomia e sulle risorse degli utenti. Nel documento è indicato anche ciò che non si vuole, o che si vorrebbe evitare il più possibile: i ricoveri obbligatori devono essere l’ extrema ratio, solo dopo averle provate tutte, le persone non devono essere stigmatizzate nella società e nei reparti dove sono ricoverate vanno rispettate e non legate ai letti.

«Ascoltando molti medici, operatori, utenti, familiari – spiega il primo firmatario Ezio Casati deputato del Partito Democratico, ci siamo resi conto che in alcune zone del Paese la Basaglia deve ancora essere definitivamente attuata. Questa proposta intende fornire gli strumenti per promuovere cure dignitose sul territorio, valorizzando esperienze positive già in atto in alcune realtà e mirando ad una diminuzione di costosi ricoveri in strutture di lungodegenza che non servono a curare ma a separare le persone dalle loro comunità».

Legge 68/1999 – La Camera viola la norma che impone di impiegare portatori di handicap

ilcaso

La Camera che ha approvato le quote
in 16 anni non ha assunto disabili

In Parlamento violata la norma che impone di impiegare portatori di handicap. La difesa della presidente Boldrini: «Da quando questa legge è in atto non ci sono state più nuove assunzioni»

mattarella

«Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole». Il monito attribuito a San Francesco di Sales non ha avuto fortuna tra i palazzi della politica. Almeno sui diritti dei disabili, ricevuti ieri al Colle da Mattarella. Il primo a violar l’obbligo d’assumere una quota di portatori di handicap fissato dalla legge 68/1999, infatti, è stato il Parlamento che quella legge varò.

 

L’inchiesta delle «Iene»

Lo ha dimostrato Umberto Alezio, delle Iene. In un servizio in onda questa sera su Italia1. «Lei dice che è una legge giusta, tra le migliori mai fatte, ma sa che la prima a non applicarla è la Camera?», chiede l’autore a vari deputati. «Non è applicata?», risponde sbalordita Laura Ravetto, «È gravissimo: perché gli enti pubblici credo siano i primi che dovrebbero dare l’esempio. Prometto che la prima che cosa che faccio, adesso, appena entro in aula, è di far presente questa cosa gravissima». «Nooo! Davvero? Non lo sapevo», sbarra gli occhi Pippo Civati, «Adesso facciamo un macello. È una follia». «Lei mi dà una notizia», ammette Stefano Fassina, «se è così è inaccettabile e dobbiamo porvi rimedio». «La Camera dovrebbe essere la prima a dare l’esempio!», dice Daniela Santanchè. «Non lo sapevo», confessa Andrea Romano, «Effettivamente non ho mai visto dipendenti affetti da disabilità…».

 

Almeno 5 tornate di concorsi

«Chiedete alla Boldrini», svicola frettolosa Nunzia di Girolamo. E la presidente della Camera, presa alla sprovvista dal microfono sotto il naso, che fa? Decisa a difendere l’istituzione scivola su una buccia di banana: «Da quando questa legge è in atto non ci sono state più nuove assunzioni, se faremo nuove assunzioni questa legge verrà rispettata, stia tranquillo». Non è così, purtroppo. E lo riconoscerà lei stessa in un successivo passaggio del servizio: «Non lo sapevo, non succederà più».. Per carità, stando alle carte recuperate da Alezio e dal deputato grillino Riccardo Fraccaro le nuove assunzioni sono state fatte prima che lei diventasse presidente. Ma ci sono state. Almeno 5 tornate di concorsi tra il 2002 e il 2006 quando a Montecitorio c’erano prima Pier Ferdinando Casini e poi Fausto Bertinotti. Per un totale, stando ai documenti, di un centinaio di new entry. «Senza che mai sia stato preso un solo disabile», conferma il parlamentare del M5S.

 

Le quote previste

Nessuno stupore. Se non per l’ostentata meraviglia degli intervistati, colpiti dalla notizia manco fossero informati della scoperta di una tigre vegana. «Sono stato lì dentro per anni come deputato, come ministro e come sottosegretario: mai visto un dipendente con handicap», sospira Antonio Guidi, affetto da tetraparesi spastica, «E diciamo la verità: partiti, sindacati e uffici pubblici sono i primi che non hanno mai applicato quella legge. Troppe deroghe! Troppe deroghe! E così alla fine le norme sacrosante sono state svuotate». Certo, la legge che prevede la presenza di un 7% di lavoratori diversamente abili nelle aziende con più di 50 dipendenti, due in quelle che ne hanno da 36 a 50 e uno in quelle più ridotte che occupano da 15 a 35 addetti con la sola esenzione delle imprese più piccole, qualche deroga la doveva prevedere. Se assumi cento piloti da aereo non fuori farti carico di sette portatori di handicap cui affidare i comandi. Ovvio. E non c’è disabile che contesti il buon senso. Ma vale solo per certi mestieri specifici. Grazie anche alle nuove tecnologie, come dimostrava l’altro giorno alla trasmissione di Gianluca Nicoletti su Radio 24 un giovane non vedente brillantemente laureato, «un cieco non solo può non essere di peso ma può essere una risorsa per tantissimi uffici». Macché: c’è chi non vuol neppure tentare. Meglio la multa, e via.

 

Il monitoraggio mancato

Pietro Barbieri, a lungo presidente della Fish, la federazione delle associazioni per il superamento dell’handicap, ricorda di aver dato più volte battaglia, anno dopo anno, perché la «68/1999» fosse applicata più seriamente soprattutto dagli enti pubblici. Niente da fare. La legge diceva che le Province dovevano fare un monitoraggio biennale sull’applicazione delle nuove regole nei vari uffici del loro territorio? Un buon terzo di queste Province se ne sono infischiate. Evitando di raccogliere, riassumere e trasmettere i dati a Roma. Così anche nell’ultimo rapporto, del 2013. Dove perfino gli uffici ligi al dovere avevano comunicato vistosi vuoti nelle quote riservate ai disabili. «Con una aggravante», incalza Barbieri, «Se un’azienda privata che viola la legge paga almeno le multe, per quanto ridotte siano, gli enti pubblici manco quelle».

 

La figura del responsabile

«Appena ci siamo accorti del problema abbiamo avviato un censimento per capirne bene le dimensioni», spiega Angelo Rughetti, sottosegretario alla Funzione pubblica, «I numeri purtroppo non li abbiamo ancora ma nel decreto “Semplificazioni in materia di lavoro e pari opportunità” abbiamo inserito apposta, come chiedevano le associazioni, l’obbligo per tutti, privati e pubblici, di avere un responsabile che si occupi lui, direttamente, di controllare l’applicazione reale delle norme sull’inserimento dei disabili». Una figura precisa. Che non possa rifugiarsi dietro cortine fumogene burocratiche. Anche se alla Fish temono che alla fine questa figura venga svuotata in Parlamento con l’introduzione di un generico «osservatorio». Osservatorio destinato a fare la fine di certi organismi descritti da celebre battuta di Richard Harkness sul New York Times: «Dicesi Commissione un gruppo di svogliati selezionati da un gruppo di incapaci per il disbrigo di qualcosa di inutile».

 

30 marzo 2016 (modifica il 31 marzo 2016 | 16:08)

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