Psichiatria Democratica: lettera a Virginia Raggi

1Psichiatria Democratica: lettera a Virginia Raggi

Caro Sindaco Raggi, Psichiatria Democratica le augura il meglio per l’incarico che ha conquistato nelle recenti elezioni. Siamo contenti di apprendere che la sua scelta simbolica sia stata quella di collocare il suo gruppo politico negli scranni a sinistra del Consiglio Comunale.

 

La nostra non è un’organizzazione partitica e la politica ci ha sempre interessati in quanto strumento per la realizzazione di quel vasto processo di conquista e riconquista dei diritti per quei cittadini che li hanno visti intaccati a causa della loro sofferenza, e questa è per noi una posizione di sinistra.

L’esclusione sociale non coinvolge solo gli utenti della Salute Mentale, l’assenza della piena cittadinanza neppure ma l’origine del nostro impegno nasce da quella straordinaria esperienza italiana di chiusura dei manicomi che ha avuto in Franco Basaglia il suo più importante e noto propugnatore.

Non sappiamo quanto Lei abbia avuto modo di venire a conoscenza delle vicende della Salute Mentale nel corso della sua storia professionale e nella lunga campagna elettorale che ha appena concluso. La realtà romana, anche in questo purtroppo, non è brillante.

In un breve elenco citeremo:

Le incertezze che riguardano il ruolo della riabilitazione psichiatrica, ovvero di tutte quelle pratiche emancipatorie e di inclusione attraverso il ripristino di relazioni umane e sociali vitali. In questa attività un ruolo importante è stato rivestito dall’attività dei Centri Diurni dei Dipartimenti di Salute Mentale e delle Cooperative Sociali virtuose che da decenni sono impegnate sul fronte dell’impresa sociale e della psichiatria di comunità.

Come forse saprà, il Comune di Roma è stato un motore importante per questi processi assumendo su di sé anche l’onere economico e assistenziale di queste attività.

Non pensiamo che questa soluzione sia l’unica possibile ma auspichiamo un confronto sano e aperto tra chi ha il compito della cura, la parte sanitaria del problema, e chi deve contribuire a garantire a tutti i cittadini, a prescindere dal loro stato di salute, gli stessi diritti costituzionali.

Attraverso il suo Dipartimento dedicato a Politiche Sociali e sussidiarietà, il Comune di Roma provvede a fornire o pagare i luoghi della riabilitazione e a finanziarne gli attori non sanitari. Le rovinose vicende di Mafia Capitale stanno trascinando con sé pratiche buone e altre desuete, e, attraverso la burocratizzazione, si rischia di buttare via bambino e acqua sporca. E’ anche quanto avviene con le Cooperative Sociali assimilate nel sospetto a quelle che hanno consumato risorse pubbliche con la complicità della cattiva politica. O con i Parchi Verde Qualità dove alcune attività riabilitative hanno luogo e dove tutto è fermo essendo anch’essi accomunati senza fare alcuna differenza tra concessionari buoni e truffaldini a color che della cosa pubblica hanno fatto man bassa.

In quanto ai diritti, non sappiamo quanto Lei sia al corrente che la gestione dell’urgenza psichiatrica nella Città di Roma è disastrosamente fallimentare. Nessun Sindaco, massima autorità sanitaria locale, è stato in grado sin qui, di disporre un’organizzazione in grado di tutelare le persone sottoposte a Trattamento Sanitario Obbligatorio: la privazione, seppur temporanea, della libertà per quei cittadini in crisi, vede nella Polizia Municipale che La rappresenta un baluardo di garanzia e di tutela per chi sta male, così come prescrive la legge, e per coloro che potrebbero patire conseguenze da quella sofferenza.

Purtroppo la città di Roma, capitale d’Italia, mette a disposizione di questa delicata attività una sola pattuglia di Vigili creando i presupposti per esiti pericolosi e rischiosi, come drammaticamente emerso anche in altre città. Ebbene, anche in questo ambito sarà indispensabile rivedere questa clamorosa mancanza.

Non ultimo per importanza è il tema dell’accorpamento delle ASL cittadine che, ubbidendo a una tendenza nazionale e a un’idea di razionalizzazione e risparmio i cui fondamenti non sono neppure troppo affidabili, rischia di far perdere senso a quel legame con il territorio che tuttora costituisce il meglio della Psichiatria italiana. Politiche locali disperse in territori vasti e popolosi, urbani e suburbani, possono essere destinate alla scomparsa riproponendo la centralità degli Ospedali che, non solo in ambito di Salute Mentale, non è la soluzione più avanzata né quella più economica.

Ci sono altri temi caldi che riguardano la Salute Mentale, l’esclusione e le politiche per il territorio, le Consulte locali e cittadine, il radicamento comunitario nei quartieri sempre più abbandonati a partire dalle periferie: su questi Psichiatria Democratica si è sempre schierata e battuta e ci auguriamo di poterci confrontare con Lei e la sua nuova amministrazione per poterli esporre di persona quanto prima insieme ad alcune modeste ma chiare proposte.

Psichiatria Democratica

4 luglio 2016

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