Corte di Giustizia Europea, in ospedale i contratti a termine sono illegittimi

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Corte di Giustizia Europea, in ospedale i contratti a termine sono illegittimi

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«La sentenza della Corte di Giustizia Europea che dichiara illegali i contratti a termine ripetuti è sacrosanta, ma va messa in pratica dagli stati membri, e finché non si attivano, i poveri sanitari dovranno farsi valere nelle aule giudiziarie nazionali, con i tempi che conosciamo. Possono, però, nel caso della sua applicazione, esserci ricadute positive sulla formazione continua». Enrico Reginato presidente italiano della Fems, Federazione europea dei medici ospedalieri, dice la sua sulla sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo (causa 16/15) secondo cui la successione di contratti a termine nelle professioni sanitarie deve fare fronte solo ad esigenze di carenza di personale provvisorie; se diventa una modalità permanente di copertura degli organici è illegittima. Sono state tutelate così le aspettative dell’infermiera spagnola Maria Elena Perez Lopez cui l’ospedale aveva rinnovato il contratto sette volte per poi lasciarla a casa. Tutti gli stati Ue dovrebbero prevedere le ragioni oggettive per le quali in sanità si ricorre ai contratti a termine, la durata massima di questi e un tetto massimo ai rinnovi.

Per Reginato la sentenza è importante per le ricadute sugli aspetti professionali del lavoro, oltre che per la soluzione dei temi del precariato. «Le sentenze della Corte di Giustizia Europea sono dei punti di riferimento imprescindibili ma se uno Stato non le rispetta, com’è avvenuto in Italia per le borse e poi i contratti degli specializzandi e il medico ha dovuto tornare a farsi dare ragione nelle aule dei tribunali, allora campa cavallo.

E campa cavillo, perché, grazie ai cavilli dell’Avvocatura dello Stato, si arriva agli ultimi gradi anche quando il verdetto è scontato a favore del medico, e i cospicui risarcimenti per il nostro Stato sono ulteriormente gravati dalla rivalutazione e dagli interessi (e dalla Legge Pinto di cui i ricorrenti possono chiedere l’applicazione). Per la direttiva Ue sui tempi massimi di lavoro, inapplicata nonostante il 25 novembre 2015 siano scaduti i termini concessi dalla Commissione Europea, prevedo possibili contenziosi giudiziari. Ciò detto, però, questa sentenza tocca anche i contenuti del lavoro a termine, che oggi non dà le stesse garanzie di un lavoro “normale”, perché non consente un reale sviluppo professionale continuo». «In Italia – continua Reginato – il giovane medico viene da una Scuola di Specializzazione, solo universitaria (caso unico nella Ue) dove fa poca pratica, e prosegue di sostituzione in sostituzione, con contratti a partita Iva e co.co.co., sempre che riesca a trovare lavoro in contesti dove può crescere davvero. I contratti a spezzoni però non assicurano lo sviluppo professionale che un medico dovrebbe avere, grazie ad un inserimento stabile in un’equipe. Il risultato è che, dopo anni di specializzazione poco fruttuosa e di precariato, il medico sarà avanti con l’età ma la sua formazione non sarà adeguata. E il burnout si fa strada. Laddove, attualmente, la formazione del medico si ritiene, erroneamente, che possa essere attuata con i soli corsi Ecm: lezioni frontali che non modificano il comportamento del medico, mentre una vera formazione può avvenire soprattutto con il continuo contatto lavorativo con colleghi più esperti. Ne risente la qualità futura del sistema sanitario. Se l’Ue pone un freno ai rinnovi, è perché auspica una diversa attenzione per la qualità dello sviluppo professionale».

A parte, il capitolo stabilizzazione: «Per far fronte alla direttiva Ue su turni e riposi ci vogliono 6 mila assunzioni, che, in gran parte, si aggiungono alla stabilizzazioni degli attuali precari. La Finanziaria aveva predisposto quest’anno la possibilità per le regioni di assumere, condizionandola a un iter che però finora non vediamo concretizzarsi. E se non rimuovono la dizione “ad invarianza di spesa” sarà improbabile che la direttiva sia applicata. Se, tuttavia, non si adeguano, la sanzione economica della Commissione è in arrivo. Sono già arrivati i preavvisi, a seguito dei solleciti della FEMS. A quanto pare la sanità, o meglio, una sanità efficiente ed efficace, non pare sia all’attenzione del Governo italiano. Ne è una dimostrazione il fatto che, nella lunga Festa Nazionale dell’Unità a Catania, il programma, popolato di ministri e leader politici, non ha previsto nessun dibattito sulla sanità, tranne uno spazio dedicato alle modifiche in atto nel sistema regionale siciliano».

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