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“Dopo di Noi” a Roma e nel Lazio: pacco dono o solo “pacco”?

da Superando.it

 

“Dopo di Noi” a Roma e nel Lazio: pacco dono o solo “pacco”?

«La Legge sul “Dopo di Noi” – dichiara Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia di Roma e del Lazio – ha suscitato tanta attesa e speranza, ma ora, dopo la ripartizione delle risorse tra le Regioni, occorre che la Regione Lazio e il Comune di Roma facciano, al più presto, la loro parte affinché sia un vero dono e non un “pacco” vuoto. Perché con poche risorse si produce segregazione e non integrazione»

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L’Associazione Casa al Plurale chiede che la Regione Lazio e il Comune di Rome facciano presto la loro parte, per far sì che la Legge sul “Dopo di Noi” sia un vero dono e non un “pacco” vuoto

«È quasi Natale: le luci e i regali fioccano e anche il Decreto Attuativo per la Legge 112/16, la cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi” [“Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave prive del sostegno familiare”, N.d.R.] è stato firmato. Per la Regione Lazio, in base al Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, sono state stanziate per il 2016 risorse per 9.090.000 euro, la cifra più alta dopo la Lombardia. E anche le centinaia di persone con disabilità che vivono nelle case famiglia di Roma si augurano che Babbo Natale stia preparando per loro un vero pacco dono e non un “pacco”. Se infatti per la prima volta, si parla di “budget di progetto”, e ciò significa che non ragioniamo più in termini di rette e posti letto, ma di progetto di vita, di “vestito su misura” da cucire sulla persona con disabilità, d’altra parte ancora non è sufficientemente chiaro come tutto ciò si possa tradurre sul piano delle reali esigenze che si devono affrontare ogni giorno per garantire, come dice la legge, “la più ampia partecipazione possibile della persona con disabilità grave, tenendo conto dei suoi desideri, aspettative e preferenze”».
A scriverlo, in una nota, è Casa al Plurale, il Coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambini in situazioni di grave fragilità sociale di Roma e del Lazio, che aggiunge: «C’è tanta soddisfazione, da parte nostra, per una norma in cui la salute è intesa come benessere della persona da raggiungere attraverso una serie di azioni sociali – come appunto l’“abitare”- e, inoltre, ove si stabilisce un tetto massimo al numero di persone da accogliere nelle strutture. Questo, però, a patto che poi ci siano le reali risorse umane ed economiche per farla funzionare. Con quali regole, infatti, saranno stanziati i fondi e che fine faranno le case attuali, ma soprattutto le persone con disabilità che vi abitano?».

Il concetto viene ulteriormente approfondito dall’organismo cui aderiscono numerose Associazioni e Cooperative della Capitale e del Lazio, tra cui, per citarne solo due, l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale). «Ha idea il Governo – si scrive infatti – di quanto costi un intervento a favore di persone con disabilità “grave” (la Legge si rivolge esclusivamente a loro), attraverso una casa che ospita quattro persone, ipotizzando oltre al responsabile anche due operatori in turno? O pensiamo di lasciare quattro persone con disabilità complessa da sole con un solo operatore? In sostanza, la nuova Legge prevede regole nettamente diverse da quelle attualmente in vigore nella Regione Lazio e nel Comune di Roma e sarà possibile dare risposte concrete, solo entrando nel merito dei problemi: attualmente, il Comune di Roma stanzia per le case famiglia la metà di quel che servirebbe, come si può rilevare dal nostro studio sui Costi standard delle comunità di accoglienza, realizzato con il patrocinio dello stesso Comune. Per le persone con disabilità, infatti, il Comune Capitolino stanza 15 milioni di euro, mentre quello di Torino, ad esempio, ne stanzia 60. E al momento a Roma ci sono 400 persone in lista di attesa, a Torino nessuna. Inoltre, se dovessimo usare solo i soldi stanziati dal Comune, un operatore sociale guadagnerebbe 3,86 euro netti per ogni ora lavorata, per non parlare delle rette per i minori: in questo caso, il compenso sarebbe pari a 1,54 euro!»

«La Legge sul “Dopo di Noi” – commenta Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale – ha suscitato tanta attesa e speranza. C’è Salvatore, ad esempio, che vive con i genitori anziani ed è in lista di attesa da cinque anni: cosa riceverà da questo Natale, sarà accolto in casa famiglia? Occorre che Regione Lazio e Comune di Roma facciano, al più presto, la loro parte affinché sia un vero dono e non un “pacco” vuoto: le normative non sono sufficientemente chiare e non sappiamo come andrà a finire, finché la Legge non sarà trasformata in Direttive Regionali e Comunali».

«Non possiamo ancora attendere – conclude Berliri – e perciò chiediamo con urgenza che venga fissato un calendario di incontri operativi in cui declinare l’attuazione della norma nel territorio del Lazio. Le case famiglia, per alcune situazioni, rappresentano la risposta giusta alla domanda sul “Dopo di Noi”, ma in questo momento, senza i fondi necessari alla loro gestione, stentano a funzionare. Con poche risorse si produce segregazione e non integrazione». (S.B.)

 

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@casaalplurale.org (Carmela Cioffi).

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Questo Natale regala un giardino

ti invio il link della campagna di AGAVE per la ristrutturazione del giardino di Castel di Guido. Puoi diffonderlo?
Grazie
Un caro saluto e tanti auguri

Agave onlus augura a tutti buone feste.

Questo Natale regala un giardino: cogliamo l’occasione per segnalarvi la campagna ‘Non più soli’ promossa da Agave, di cui trovate i dettagli qui:

http://www.associazioneagave.eu/?p=23

https://www.facebook.com/notes/agave/questanno-a-natale-regala-un-giardino/478648568972421 

per raccogliere fondi per contribuire alla realizzazione del progetto promosso da Agave di un nuovo giardino per Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa di Castel di Guido del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 1:

http://www.associazioneagave.eu/?p=28

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Buone feste

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Assunzioni obbligatorie disabili: modifiche a partire dal 2017

Assunzioni obbligatorie disabili: modifiche a partire dal 2017

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Le aziende con almeno 15 dipendenti saranno, dal 1° Gennaio 2017, obbligate ad assumere un lavoratore disabile. Tale obbligo è stato introdotto dal Decreto Legislativo n. 151/2015, c.d. Jobs Act, è stato soppresso il comma 2 dell’art. 3 della L. 68/1999 con decorrenza dal 1° gennaio 2017, facendo così scattare l’obbligo di assumere un lavoratore disabile anche a quelle Aziende che fino ad ora si erano tenute ad un organico stabile di 15 dipendenti.

Con la norma abrogata era previsto che, nelle aziende con organico ricompreso tra 15 e 35 dipendenti, l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile scattasse nel momento in cui veniva effettuata una nuova assunzione. La novità è che, mentre prima l’obbligo partiva solo in caso di nuove assunzioni, ora il semplice fatto di avere dai 15 ai 35 dipendenti impone al datore di lavoro di avere alle proprie dipendenze lavoratori disabili, secondo le quote di categorie protette stabilite. Analoga disposizione viene applicata a partiti, sindacati e associazioni senza scopo di lucro.

Altra novità è il fatto che le aziende potranno poter conteggiare, nella quota di riserva, lavoratori già disabili prima dell’assunzione che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60%, se fisica, o al 45%, se psichica, anche se non sono stati assunti tramite il collocamento obbligatorio.

Altra novità introdotti dal decreto in commento è la possibilità, per i datori di lavoro privati, di assumere lavoratori con disabilità attraverso chiamata nominativa, ma non di effettuare l’assunzione diretta (potranno essere assunti solo disabili inseriti nelle apposite liste).

Inoltre si rammenta che, a seguito dell’emanazione del Decreto Legislativo n. 185/2016, c.d. Correttivo al Jobs Act, le sanzioni per la mancata assunzione di personale disabile sono state inasprite, passando da € 62,77 ad € 153,20 per ogni giorno di “scopertura” dall’obbligo di assumere personale disabile.

Altra novità importante è costituita dalla corresponsione diretta e immediata dell’incentivo al datore di lavoro da parte dell’INPS mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili. Si rafforzano inoltre gli incentivi per l’assunzione dei disabili con una durata più lunga (fino a 5 anni) in caso di assunzione di persone con disabilità intellettiva e psichica.

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Invito Convegno Ri_prendersi. I fattori determinanti della salute mentale Roma 27 28 gennaio 2017

Da: Fondazione Di Liegro [mailto:segreteria@fondazionediliegro.it]
Inviato: mercoledì 14 dicembre 2016 13:10
A: grupposmf@fondazionediliegro.it
Oggetto: Invito Convegno Ri_prendersi. I fattori determinanti della salute mentale Roma 27 28 gennaio 2017

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Salute mentale, l’identikit dei servizi specialistici

DA il sole 24 ore

Salute mentale, l’identikit dei servizi specialistici

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Il Rapporto sulla salute mentale 2015, presentato oggi a Roma presso la sede della Salute, rappresenta la prima analisi a livello nazionale dei dati rilevati attraverso il Sistema informativo per la salute mentale (Sism). E costituisce, a livello nazionale, la più ricca fonte di informazioni sugli interventi sanitari e socio-sanitari dell’assistenza alle persone adulte con problemi psichiatrici e alle loro famiglie.

L’assistenza nei servizi specialistici
Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2015 ammontano a 777.035 unità (mancano i dati della Valle d’Aosta, della P.A. di Bolzano e della Sardegna), con tassi standardizzati che vanno dal 107,73 per 10mila abitanti adulti in Basilicata fino a 205,82 nella regione Emilia Romagna. Nel 2015 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute mentale ammontano a 369.569 unità di cui il 90,3% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita (first ever pari a 333.554 unità). Gli utenti sono di sesso femminile nel 54,4% dei casi, mentre la composizione per età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (66,1%). In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni (28,5) mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 35-44 anni e 45-54 anni soprattutto nei maschi (rispettivamente 20,0 % e 25,0%); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (7,7% nei maschi e 12,4% nelle femmine).

Le patologie più comuni
I tassi degli utenti trattati per gruppo diagnostico evidenziano importanti differenze legate al genere. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici (36,2 per 10.000 ab. nei maschi e 25,9 nelle
femmine), ai disturbi di personalità (11,3 per 10.000 ab. nei maschi e 10,0 nelle femmine), ai
disturbi da abuso di sostanze (3,7 per 10.000 ab. nei maschi e 1,2 nelle femmine) e al ritardo
mentale (4,8 per 10.000 ab. nei maschi e 3,1 nelle femmine) sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. Per questi ultimi il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (26,6 per 10.000 ab. nei maschi e 47,3 nelle femmine).

L’attività dei servizi psichiatrici
Le prestazioni erogate nel 2015 dai servizi territoriali ammontano a 10.199.531 con una media di 13,5 prestazioni per utente. Complessivamente il 75,9% degli interventi è effettuato in sede, l’8,0% a domicilio e il resto in una sede esterna. Gli operatori prevalenti sono rappresentati da medici (30,9%) ed infermieri (41,3%). Il 31,9% degli interventi è rappresentato da attività infermieristica al domicilio e nel territorio, il 28,2% da attività psichiatrica, il 12,3% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 7,0% da attività psicologica psicoterapica, il 5,5% da attività di coordinamento e il resto è rappresentato da attività di supporto. Inoltre le giornate di presenza presso strutture residenziali sono pari a 7.510.206 per 29.733 utenti; la durata media del trattamento a livello nazionale è pari a 756,4 giorni. Gli accessi nelle strutture semiresidenziali sono pari a 1.704.595 per 28.809 persone (349,6 accessi per 10.000 abitanti).

Dimissioni ospedaliere
Nel 2015 si registrano 110.875 dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere (pubbliche e private), per un totale di 1.398.211 giornate di degenza con una degenza media di 12,6 giorni. Con riferimento all’anno 2015 e ai Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), le riammissioni non programmate entro 30 giorni rappresentano il 16,57% del totale delle dimissioni, mentre quelle a 7 giorni rappresentano il 7,61%. Nel 2015 sono stati registrati 8.777 trattamenti sanitari obbligatori nei Spcd rappresentando l’8,8% dei ricoveri totali avvenuti nei reparti psichiatrici pubblici.

Accessi in pronto soccorso
Nel 2015 il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per patologie psichiatriche
ammonta a 585.087, che costituiscono circa il 2% del numero totale di accessi al pronto
soccorso a livello nazionale. Il 14% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi
psichiatrici esita in ricovero, di cui la metà nel reparto di psichiatria. Inoltre il 25% dei ricoveri per problemi psichiatrici registra una diagnosi di Schizofrenia e altre psicosi funzionali. Il 75% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita a domicilio.

Il consumo dei farmaci
Sono state considerate le seguenti categorie di farmaco: antidepressivi, antipsicotici e litio
erogati in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta.

In regime di assistenza convenzionata
Per la categoria degli Antidepressivi la spesa lorda complessiva è pari a 379 milioni di euro con un numero di confezioni pari a circa 34 milioni. Per la categoria degli Antipsicotici la spesa lorda complessiva è pari a circa 66 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 4,6 milioni. Per la categoria Litio erogato la spesa lorda complessiva è pari a circa 3,6 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 884.000.
In distribuzione diretta
Per la categoria degli Antidepressivi la spesa lorda complessiva è pari a 1,7 milioni di euro con un numero di confezioni pari a circa 639 mila. Per la categoria degli Antipsicotici la spesa lorda complessiva è pari a circa 155 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 6,7 milioni. Per la categoria Litio erogato la spesa lorda complessiva è pari a circa 58 mila euro con un numero di confezioni pari a 30 mila.

Costo dell’assistenza psichiatrica
Con riferimento all’anno 2015 il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica, sia territoriale che ospedaliera, è pari a € 73,8 calcolato dividendo il costo complessivo dell’assistenza psichiatrica per la popolazione adulta residente nel 2015. Per quanto riguarda l’assistenza psichiatrica territoriale il costo complessivo ammonta a 3.517.005 (in migliaia di euro), di cui 1.639.659 (in migliaia di euro) per l’assistenza ambulatoriale e domiciliare, 435.509 (in migliaia di euro) per l’assistenza semiresidenziale e 1.441.837 (in migliaia di euro) per l’assistenza residenziale. Per quanto riguarda l’assistenza psichiatrica ospedaliera, la remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero è nel 2015 pari a 222.507 (in migliaia di euro).

Il personale
La dotazione complessiva del personale dipendente all’interno delle unità operative
psichiatriche pubbliche, alla data del 31 dicembre 2014, risulta pari a 29.260 unità. Di queste il 16,9% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 7,6% da psicologi, il personale infermieristico rappresenta la figura professionale maggiormente rappresentata (45,8%), seguita dagli Ota/Oss con quasi il 10,6%, dagli educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica pari al 6,5% e dagli assistenti sociali con il 4,4%.
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DAl corriere della sera

RAPPORTO MINISTERO DELLA SALUTE

Salute mentale, disturbi
per quasi un milione di italiani

Depressione, schizofrenia e sindromi nevrotiche i problemi più frequenti. L’anno scorso circa 330 mila persone hanno avuto accesso per la prima volta nella vita a un servizio psichiatrico

di Maria Giovanna Faiella

 

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L’anno scorso quasi un milione di italiani hanno ricevuto assistenza per disturbi mentali in servizi specialistici, in particolare circa 800 mila in strutture psichiatriche territoriali, altri 110 mila in strutture psichiatriche ospedaliere. I disturbi più diagnosticati sono stati la depressione, la schizofrenia, le sindromi nevrotiche e somatoformi sono. Sono alcuni dati che emergono dal primo Rapporto sulla salute mentale elaborato dal Ministero della Salute attraverso il Sistema informativo per la salute mentale (SISM), presentato a Roma. Dalla rilevazione sono esclusi i minorenni e alcune Regioni che non hanno inviato i dati al sistema informativo, ovvero Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano.

Cenerentola della sanità

Il rapporto è una prima fotografia dei servizi per gli adulti presenti nel nostro Paese, delle caratteristiche degli utenti e delle attività dei servizi di salute mentale, un settore che, come sottolinea Raniero Guerra, direttore generale della Direzione “Prevenzione sanitaria” del Ministero della Salute «è sistematicamente dimenticato rispetto ad altre patologie». «La rilevazione dei dati è fondamentale sia per l’attività di ricerca sia per una seria programmazione degli interventi basata su evidenze scientifiche» sottolinea Teresa Di Fiandra dell’ufficio “Prevenzione delle dipendenze, doping e salute mentale” della Direzione “Prevenzione Sanitaria” del Ministero della Salute. Ma ecco i principali risultati del Rapporto.

Donne più depresse

Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2015 sono stati 777.035 unità, con tassi standard che vanno dai circa 107 utenti ogni 10 mila abitanti adulti in Basilicata, fino ai circa 205 in Emilia Romagna. I pazienti che l’anno scorso sono entrati in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale sono 370 mila di cui oltre il 90% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita. Un’ampia percentuale di pazienti ha più di 45 anni. Le percentuali di utenti trattati per gruppo diagnostico evidenziano importanti differenze legate al genere. In particolare, tra gli uomini sono più frequenti i disturbi schizofrenici, di personalità, disturbi da abuso di sostanze, ritardo mentale, mentre tra le donne sono più diffusi disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. Per questi ultimi il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile.

Attività nei servizi territoriali

Sono oltre 10 milioni le prestazioni erogate nel 2015 dai servizi territoriali, con una media di 13,5 prestazioni per utente. Complessivamente il 75,9% degli interventi è stato effettuato nel Centro di salute mentale, l’8% a domicilio e il resto in una sede esterna al centro. Gli operatori prevalenti sono medici (30,9%) e infermieri (41,3%). Il 31,9% degli interventi è rappresentato da attività infermieristica a domicilio e nel territorio, il 28,2% da attività psichiatrica, il 12,3% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 7% da attività psicologica- psicoterapica, il 5,5% da attività di coordinamento e il resto da attività di supporto. Circa 30 mila utenti sono stati ospitati in strutture residenziali per un numero annuo complessivo di giornate pari a circa 7 milioni 500 mila; in media, a livello nazionale, il trattamento per utente è durato 756 giorni. Hanno avuto accesso alle strutture semiresidenziali (soprattutto centri diurni) circa 30 mila utenti per un totale di accessi pari a circa un milione settecentomila.

Quasi novemila TSO

Nel 2015 quasi 600 mila persone hanno avuto accesso al Pronto Soccorso per patologie psichiatriche, ovvero circa il 2% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale. Nel 14% dei casi sono stati ricoverati, la metà in reparti di psichiatria. Sono state registrate 110.875 dimissioni dalle strutture psichiatriche ospedaliere (pubbliche e private), per un totale di quasi un milione 400 mila giornate di degenza, in media circa 12 giorni di ricovero per utente. Quasi novemila i Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) effettuati nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc) che rappresentano l’8,8% dei ricoveri totali avvenuti nei reparti psichiatrici pubblici.

Milioni di farmaci

L’anno scorso sono stati consumati in regime di assistenza convenzionata circa 34 milioni di confezioni di antidepressivi per una spesa lorda complessiva pari a 379 milioni di euro, circa 4 milioni 600 mila confezioni di antipsicotici per una spesa lorda complessiva pari a circa 66 milioni di euro, circa 884 mila confezioni di litio per una spesa lorda complessiva pari a circa 3,6 milioni di euro. Circa 639 mila confezioni di antidepressivi e 6,7 milioni di antipsicotici, poi, sono stati erogati in distribuzione diretta.

14 dicembre 2016 (modifica il 14 dicembre 2016 | 15:27)

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ASL Roma 6 – la Sperimentazione del Budget di Salute

La sperimentazione del Budget di Salute

Viene avviato proprio in questi giorni il piano formativo che prelude a un’interessante sperimentazione nei Comuni dei Castelli Romani, basata sul modello del Budget di Salute, «uno strumento organizzativo-gestionale – come spiega con chiarezza in questo approfondimento Fausto Giancaterina – per la realizzazione di progetti di vita personalizzati, in grado di garantire l’esigibilità del diritto alla salute attraverso l’attivazione di interventi sociosanitari integrati»

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Tutti tocchiamo con mano la situazione di criticità del nostro welfare. Per alcuni è ormai obsoleto e non più sostenibile, suggerendo che ormai sia arrivato il momento di ricorrere a soluzioni private e individuali in caso di bisogno. Per altri, come noi, si tratta di proporre nuovi processi di cambiamento strutturale in cui tutte le determinanti che costituiscono in positivo o in negativo la qualità del “bene-essere” delle persone costituiscano un unicum coordinato e coerente, attraverso un nuovo modo di partecipazione e di responsabilizzazione di tutti i cittadini. Si tratta di trovare una sintonia d’intenti, una visione, una programmazione e un governo unitari.
Questo nuovo processo partecipativo alcuni lo chiamano “Welfare di prossimità e generativo”, significando che con convinzione si debba dedicare parte del nostro tempo e lavoro professionale a creare reti sociali partecipative.

Esplorare nuove opportunità
Come orientare un impegno stringente, volto a ricostruire un sistema di welfare basato su una tangibile esigibilità dei diritti fondamentali, non trascurando la forte opposizione di un’invadente visione economicista e mercantile dei servizi, che tenta di far passare come naturale l’attuale squilibrio nel godimento stesso dei servizi?
Come mettere in rete le esperienze positive e inventarne di nuove perché ci siano le risposte e i servizi giusti a livello territoriale che consentano ai cittadini di gestire la propria condizione di “bene-essere”, anche in caso di situazioni di cronicità, di disabilità o di perdita di funzionamento?
Partendo da queste brevi considerazioni, con un’iniziativa dell’Opera Don Calabria di Roma, abbiamo proposto ad alcuni Distretti Sociosanitari del Lazio di avviare la sperimentazione del sistema operativo denominato Budget di Salute, al fine di  fornire alla Regione Lazio elementi concreti per l’emanazione delle apposite Linee Guida, in perfetta sintonia con la proposta (a quel tempo: 2015) della Legge Regionale del Lazio Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio, divenuta Legge Regionale n. 11 del 10 agosto 2016 e che all’articolo 53 recita: Presa in carico integrata della persona e Budget di Salute.

Prima di tutto la formazione
Ebbene, la risposta immediata è arrivata dalla ASL Roma 6 (Roma H) e dai Comuni ricompresi nel Distretto Sociosanitario Roma 6/1. Conseguentemente, il Direttore Generale della stessa ASL Roma 6 e il Sindaco di Monte Porzio Catone, quale capofila del citato Distretto Sociosanitario (i cui Comuni sono appunto Monte Porzio Catone, Frascati, Colonna, Grotta Ferrata, Monte Compatri, Rocca di Papa e Rocca Priora), hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa per avviare lo studio e la sperimentazione del sistema operativo integrato Budget di Salute.
Seguendo il dettato del Protocollo d’Intesa, un gruppo di lavoro – composto da Marco D’Alema, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL coinvolta, da Caterina Carosi della Direzione del medesimo Dipartimento, da Tommasina Raponi, Responsabile dell’Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario Roma 6/1 e da chi scrive [Fausto Giancaterina], consulente dell’Opera Don Calabria di Roma – ha predisposto un piano formativo, finanziato dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Lazio e rivolto a tutti gli operatori sanitari, sociali, del terzo settore, delle associazioni e del volontariato coinvolti nel lavoro dei servizi rivolti alle persone che, con riferimento al Decreto Legislativo 229/99 (articolo 3 septies, comma 4), richiedono un’elevata integrazione sanitaria: Materno infantile – Anziani – Handicap e Patologie psichiatriche – Dipendenza da droga, alcool, farmaci – Patologie per infezioni da HIV – Patologie in fase terminale – Inabilità o disabilità conseguenti a patologie croniche.
Gli utenti di queste aree, va ricordato, sono ricompresi nel diritto ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Il piano formativo
Proprio in questi giorni tale piano formativo è in piena attuazione [dal 12 al 17 dicembre, N.d.R.], presso la Biblioteca Comunale nel Palazzo Borghese di Monte Porzio Catone.
Nelle prime tre giornate, il Quadro normativo nel settore dell’assistenza sociosanitaria è stato proposto da chi scrive, mentre Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena, ha illustrato Le componenti socioeconomiche e ambientali della salute, il welfare di Comunità e la metodologia del Budget di Salute e Donatella Marrama, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di Modena, si è occupata, anche con lavori di gruppo, della Progettazione del percorso assistenziale integrato nelle aree target del Budget di Salute.
Oggi, 13 dicembre, Pina Ridente, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste si sofferma sull’Esperienza del Budget di Salute in Friuli Venezia Giulia, mentre la citata Tommasina Raponi tratta Il nuovo codice dei contratti e le linee guida dell’ANAC per l’affidamento dei servizi a Enti del Terzo Settore e alle Cooperative Sociali.
Nelle ultime tre giornate, invece, Lucilla Frattura, psichiatra del Servizio Sanitario del Friuli Venezia Giulia, responsabile del Centro Collaboratore Italiano dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), illustrerà, anche con lavori di gruppo, La valutazione della disabilità e la progettazione basata sul modello bio-psico-sociale (ICF).
Crediamo che questa sia la prima volta che si cerchi di avviare un diverso approccio allo stretto e sinergico intreccio tra iniziativa pubblica e risorse comunitarie, ossia tra operatori sanitari, sociali e del Terzo Settore, insieme agli utenti e ai familiari. Questo piano formativo, infatti, parte dalla convinzione che se continuassimo ad  assecondare unicamente le singole esigenze delle famiglie professionali – che oltretutto risentono di difficili sentieri comunicativi – i servizi farebbero sempre molta fatica a programmare risposte complessive ed esaurienti per le persone che ad essi ricorrono, e men che meno avrebbero le possibilità di generare partecipazione attiva dai contesti sociali in cui operano.
Crediamo, in particolare, che una formazione e una sperimentazione del sistema operativo basato sul Budget di Salute, condivisa da tutti gli attori, possa generare quel “Welfare di prossimità e generativo” di cui si è detto, specie in quei settori – come ad esempio quello delle disabilità – nei quali sia indispensabile una progettazione a più voci. Sono quei settori che richiedono un sistema/servizi che padroneggi con forza competenze tecniche innovative e qualificate, ma soprattutto che sappia stimolare con forte impegno le capacità di dare a tutti gli attori il protagonismo e l’impegno necessario per una co-progettazione e co-realizzazione di progetti di vita personalizzati.
L’obiettivo da raggiungere sarà quello di riconoscere al modello del Budget di Salute la possibilità di essere un sistema che meglio rappresenti e applichi i princìpi del settore sociosanitario.

Ma che cos’è esattamente il modello Budget di Salute? (1)
Il Budget di Salute:
° non corrisponde meramente alle risorse economiche disponibili, ma è costituito dall’insieme delle risorse economiche, professionali e umane, gli asset strutturali, il capitale sociale e relazionale della comunità locale, necessari a promuovere contesti relazionali, familiari e sociali idonei a favorire una migliore inclusione sociale della persona;
° è uno strumento organizzativo-gestionale per la realizzazione di progetti di vita personalizzati in grado di garantire l’esigibilità del diritto alla salute attraverso l’attivazione di interventi sociosanitari integrati;
° non va confuso con il voucher, strumento tanto caro alla Regione Lombardia;
° è un sistema caratterizzato da un’elevata flessibilità e soprattutto dal non essere legato a un tipo particolare di servizio o a uno specifico erogatore;
° promuove e attua il protagonismo dei cittadini/utenti, che si realizza nella co-costruzione dei singoli progetti personalizzati e si struttura nella definizione di un contratto;
° promuove e attua il principio di sussidiarietà, vale a dire la possibilità, la necessità e la ragionevolezza di affidare al livello più prossimo alle persone che ne avvertono il bisogno, la realizzazione di interventi che valorizzino le risorse informali di cura nei contesti comunitari. Tutto ciò nella convinzione che questo costituisca uno degli àmbiti su cui si debba maggiormente intervenire per promuovere il cambiamento e l’evoluzione di quel microcontesto sociale e culturale in cui vive la persona, che costituisce l’elemento determinante per un ragionevole suo “bene-essere”;
° considera come centrale l’attenzione ai determinanti sociali della salute: chi è privo di fattori di protezione sociale (è a basso reddito; vive in contesti familiari e sociali poveri di risorse economiche e culturali; ha reti relazionali sfilacciate ecc.) si trova più facilmente esposto a situazioni di perdita della salute. Più si è in condizioni di fragilità sociale (solitudine, povertà, ecc.), più si è a rischio di malattia. Tenendo in alta considerazione l’unitarietà della persona, il Budget di Salute esige un approccio centrato su una forte attenzione ai determinanti di salute riscontrabili nel contesto sociale, economico lavorativo, relazionale e valoriale delle singole persone, per cui è del tutto necessaria la creazione di un sistema fortemente integrato di servizi sanitari e sociali, in grado di garantire continuità e appropriatezza nelle azioni.

Cambia l’approccio di governance
È del tutto evidente, a questo punto, che l’integrazione sociosanitaria si ponga come l’opzione strategica per la programmazione e l’attivazione di una strutturazione integrata rispetto a programmazione, organizzazione, gestione e costi di servizi e interventi dell’area sociale e sanitaria, sostenuta dalla visione multidimensionale degli interventi e da un giusto riequilibrio tra l’approccio bio/medico e l’approccio sociale.
Si attua, così, il passaggio dal vecchio sistema di finanziamento dei contenitori al finanziamento dei progetti personalizzati, a un diverso governo delle attività sanitarie e sociosanitarie per tutelare la salute delle persone e per promuovere il loro diritto di cittadinanza.
Dal canto suo, l’Ente Pubblico si riappropria del diritto/dovere della programmazione, dell’indirizzo e della valutazione, smette di essere erogatore di tariffe per prestazioni e chiama tutti i protagonisti (persona – famiglia – non/profit e for/profit – comunità) ad essere co-produttori e co-responsabili del “bene-essere” delle persone segnate da svantaggio.
Si instaura in tal modo un nuovo modello di governance in cui il “privato” non è più un soggetto cui affidare l’esecutività di attività con sistemi dubbi di delega, ma è un partner che collabora alla costruzione e allo sviluppo di sistemi attivi di protezione sociale, a partire da progetti personalizzati.

Vantaggi determinati dal Budget di Salute
I vantaggi di questo sistema sono rilevabili a livello dei singoli e a livello della comunità nel suo complesso. Per la singola persona, infatti, sono previsti meccanismi di partecipazione diretta alla definizione del singolo percorso assistenziale, mentre per la comunità locale si determina una crescita delle capacità degli organismi di progettazione e gestione integrate.
Vengono quindi create le condizioni per garantire la presa in carico e la continuità delle cure e dell’assistenza e il passaggio da un approccio di cura a quello di tutela del “bene-essere” possibile per quella persona in quel determinato contesto di vita. Inoltre sarà possibile evitare la medicalizzare dei disagi e delle fragilità sociali e favorire azioni indirizzate alla capacitazione e all’empowerment [crescita dell’autoconsapevolezza, N.d.R.] sia dei singoli che delle persone associate da un comune interesse.
Il modello del Budget di Salute, sottoposto a valutazione, ha dimostrato innanzitutto l’applicabilità di interventi fondati su saldi presupposti teorici. Esso presenta inoltre incontestabili vantaggi sul piano dell’efficienza gestionale, dell’efficacia nella pratica, dell’economicità. In particolare ha mostrato di essere valido strumento per la riqualificazione della spesa sanitaria e sociale. Inoltre, promuove e incentiva forme associative territoriali, vero “capitale sociale” della comunità, e degli utenti stessi, che partecipano non più soltanto come consumatori, ma diventando a loro volta produttori di beni e servizi.
La significativa riduzione della residenzialità “istituzionalizzata” nell’area della salute mentale, della disabilità, degli anziani, registrata nel corso dell’applicazione del modello Budget di Salute, ne ha confermato l’efficacia per contrastare l’istituzionalizzazione della sofferenza e promuovere la domiciliarizzazione degli interventi (2).

Le quattro aree del progetto personalizzato
In quest’ottica l’attenzione va rivolta agli elementi costitutivi della salute, che richiedono interventi più appropriati ed efficaci (i progetti di vita personalizzati) e si realizzano in quattro aree fondamentaliapprendimento/espressività; formazione/lavoro; casa/habitat sociale; affettività/socialità.
La filosofia che sottende il modello del Budget di Salute risiede nella consapevolezza che gli impedimenti esterni all’esercizio dei diritti all’apprendimento, alla formazione, alla socialità, al lavoro, all’abitazione siano i veri determinanti che trasformano una persona vulnerabile o “a rischio” in un “caso”.
In secondo luogo essa riconosce i limiti di un approccio fondato su un prodotto sociosanitario rigido, derivato dal modello ospedaliero. Il modello del Budget di Salute si fonda invece su prestazioni flessibili, definite non sulle caratteristiche dell’offerta disponibile, ma sulla base dei reali “diritti di cittadinanza” della persona.

Avvio della sperimentazione
Nei primi mesi del 2017 partirà la sperimentazione, secondo il programma tracciato dal citato Protocollo d’Intesa. L’avvio della sperimentazione vera e propria avverrà attraverso:
a) la ricognizione delle poste in bilancio degli Enti Pubblici per gli interventi sociosanitari; la ricognizione di tutte le risorse economiche, professionali e comunitarie che si rendono al momento disponibili per il Distretto, sia da parte delle Istituzioni Pubbliche, che da parte delle compartecipazione degli utenti, del Terzo Settore, delle Associazioni, del volontariato e della comunità locale, in quanto partecipanti alla co-progettazione e alla co-gestione dei diversi progetti personalizzati;
b) l’individuazione del gruppo di utenti dei servizi Materno infantile – Anziani – Handicap e Patologie psichiatriche – Dipendenza da droga, alcool, farmaci – Patologie per infezioni da HIV – Patologie in fase terminale – Inabilità o disabilità conseguenti a patologie croniche;
c) l’istituzione dell’Unità di Valutazione Multiprofessionale, da rendere effettivamente operativa attraverso la definizione di precise responsabilità tecniche e di spesa;
d) la definizione e il monitoraggio del progetto personalizzato che implica il coinvolgimento di tutti i protagonisti: la ASL, attraverso i servizi di volta in volta direttamente coinvolti; i Comuni, attraverso i propri servizi sociali; la persona e i suoi familiari, con la possibilità, se necessario, di accompagnamento/orientamento delle rispettive Associazioni; i soggetti co-gestori privati (cooperative, volontariato, ONLUS, ma anche privato profit), con l’obiettivo prioritario di promuovere l’inclusione e il mantenimento nel corpo sociale delle persone, evitando l’istituzionalizzazione.

Un report finale di tutta la sperimentazione verrà inviato in conclusione all’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio e potrà essere utilizzato per la costruzione delle Linee Guida di attuazione del Budget di Salute in tutta la Regione.

Consulente dell’Opera Don Calabria di Roma. Già dirigente dell’Unità Operativa di Disabilità e Salute Mentale di Roma Capitale.

Note:
(1) 
Concetti e riflessioni tratti da: Fabrizio Starace, Manuale pratico per l’integrazione sociosanitaria. Il modello del Budget di saluteRoma, Carocci Faber, 2011.
(2) Fabrizio Starace, Il Budget di Salute come strumento di promozione e sostegno dei progetti integrati nell’area sociosanitaria per la salute mentaleabstract della relazione al Convegno Dal supermercato delle prestazioni al Budget di salute. Ovvero da pazienti/assistiti a coproduttori del proprio bene-essere!, Roma, Campidoglio, 14 marzo 2013.

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